Marco Caponera Scrittura

La sindrome da “MSC?”

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No, non è una roba che viene sulle navi da crociera.

Magari!

La sindrome Ma Si Capisce? – comunemente nota come MSC? e più volte richiamata nelle mie lezioni e nel mio manuale di scrittura – è subdola e pericolosa per una storia, a volte con decorso fatale.

Trattasi di una forma virale che infetta svariati manoscritti, bozze di racconti e spesso anche i post sui social.

Una sindrome che non colpisce tutti allo stesso modo e in alcuni casi può essere contratta solo in forma lieve, oppure per brevi passaggi all’interno di una narrazione.

Spesso predilige i finali, i dialoghi e le motivazioni psicologiche dei personaggi, ma può infettare anche semplici descrizioni di un tavolino.

Per l’autore è difficile capire quando si è infettati, proprio perché è lui stesso a mettere il punto interrogativo e chiedersi “Ma si capisce?”, per poi aggiungere ancora più dettagli, definizioni, spiegazioni inutili, aggettivi, avverbi e spiegoni da far sbadigliare un cocainomane.

Non esistono cure efficaci e che valgono per tutti.

La malattia colpisce ogni scrittore in modo diverso per gravità e forma, ma è noto da tempo che l’utilizzo di forme brevi e visive è da preferire per contrastare l’avanzata della patologia.

Molti, in preda al panico, si rivolgono alle AI, togliendo spontaneità al testo nella migliore delle ipotesi, molto spesso aggiungendo orribili dettagli didascalici , oppure rovinando tutto il testo con soluzioni bizzarre nella peggiore.

Riassumendo, potremmo dire che l’unica cura è rispondere alla domanda “Ma si capisce?” con un’esclamazione: “Certo che si capisce!”.