Marco Caponera Scrittura

Oh, ma com’è andata la residenza?

residenza 01

Vi penso sempre cari Substackiani e amanti del mio blog, ma non scrivo da un po’ perché l’ultima settimana di luglio, oltre regalarmi un nuovo piccolo intervento per togliere un simpatico filo di kirschner che avevo nel dito della mano, oltre alle ultime due lezioni al Melograno dopo nove anni di insegnamento lì, è coincisa con l’inizio della residenza di scrittura estiva del 2026.

Una settimanella intensa che mi ha portato ad avere necessità di una sorta di decompressione, e a scappare in vacanza.

Ecco, ora che è finita da nemmeno una settimana, realizzo che anche quest’anno abbiamo fatto qualcosa di unico.

La residenza di scrittura 2026 l’abbiamo fatta sempre al Borgo Acqua Paola, un posto meraviglioso immerso nel bosco Odescalchi, tutto a disposizione per noi, e già questo aiuta.

Proprio lì dove solitamente fanno ritiri di Yoga e meditazione, abbiamo portato omicidi, rapporti familiare complessi, ricordi di famiglia, e tante emozioni forti.

Scusateci se abbiamo infestato l’aura del luogo, colpa nostra, sorry.

Il telefono prende poco o quasi niente e non bisogna pensare a molto altro se non a scrivere e confrontarci su quello che si scrive.

Questo post è sì, un resoconto, ma soprattutto una risposta dettagliata a tutti quelli che mi chiedono “Sì, vabbè, ma che si fa in concreto?” e all’altra domanda del titolo.

Non so rispondere in due parole, mi dispiace.

Si fa che ci si trova lì il venerdì mattina, si parla un po’ di cosa si ha in mente di scrivere o non si ha in mente e di come cercare ispirazione, e si cerca uno spunto, una conferma.

Io sono lì per dare indicazioni, suggerire nel dettaglio a ciascuno come iniziare. Si prendono appunti, faccio una lezione di scrittura, quest’anno ad esempio su come rendere al meglio le emozioni dei personaggi e il giorno successivo sui beat di una scena e l’ispirazione della realtà.

Poi tutti a scrivere per tre ore, pranzo, relax in piscina e il pomeriggio dedicato agli incontri individuali.

A turno, ci confrontiamo su quanto si sta scrivendo, su cosa potrebbe essere migliorato, un confronto uno a uno di persona sul materiale vivo, sull’idea nascente.

Questo è il momento più bello della giornata, anche se il più faticoso.

Alla fine della sessione individuale ci si può rilassare, finalmente.

Così aperitivo in piscina, poi cena e letture degli estratti.

La cosa si ripete il giorno dopo, ma con una grande differenza che arriva alla sera dopo cena, quando i ragazzi della residenza di teatro (tenuta da Alessia Cristofanilli) che condividono con noi il Borgo smettono per un attimo di farci da coreografia con i loro esercizi in giro e si mettono a leggere.

Sentire la propria scrittura letta ad alta voce, interpretata in alcuni casi, può anche far scendere qualche lacrima, oltre a farci capire quanto di quello che abbiamo scritto sia buono o da modificare. Vi posso assicurare che all’incontro della domenica mattina non si parlerà d’altro che di questo, e giustamente.

Anche la domenica infine lasciamo spazio alla scrittura individuale, al confronto e dopo pranzo suggerimenti su come proseguire, consigli di lettura e tanti abbracci e saluti per tre giorni che spesso sembrano una settimana per quanto si fa e quanto si lega.

Il relax in piscina della domenica pomeriggio è strameritato.

Ecco, ora che ho realizzato e razionalizzato, sto già pensando a come organizzare la residenza invernale e migliorare quella estiva dell’anno prossimo, ormai è un punto fermo, di crescita, formazione e soddisfazione, anche e soprattutto per me. Guardate un po’ qua: